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Nome: LA GENTE MI CHIAMA IN VARI MODI, MA IL MIO NOME NON è LEGIONE... TRANQUILLI!!! A CHE VI SERVE JA!?!
E VOI CREDETE CHE TUTTO QUELLO CHE MI INTERESSA POSSA ESSERE RIASSUNTO QUA... A PARTE IL FATTO CHE SONO IN UNO STATO CONFUSIONARIO PERMANENTE E QUINDI è PRATICAMENTE IMPOSSIBILE POTERVI DIRE COSA MI INTERESSA: CI SONO COSE CHE AMO, MA NULLA MI VIETA DI ODIARLE A VOLTE... CI SONO COSE CHE SEGUO, MA NULLA MI VIETA DI CAMBIARE STRADA...

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venerdì, agosto 01, 2008

Speculiamo...

Può capitare che in una fresca notte d’estate la vita ci ricordi di risiedere in una città detentrice di mal valorizzate ambizioni turistiche e che qualche sconsiderato italiano del nord scelga, spinto da chissà quale atavico e coraggioso spirito d’avventura, di programmare una parte delle sue vacanze nella nostro benemerito capoluogo partenopeo. Sovente, può succedere, che questo atipico turista possa condividere non solo lo spirito d’avventura e un sui generis gusto artistico, ma voglia trovare in una città come Napoli una condivisa movida GLBT. Ciò per alcuni aspetti potrebbe avere delle caratteristiche peculiari per la nostra città. Non sono tante le città italiane o estere, che offrono un posto aperto e integrato col contesto cittadino come Piazza Bellini, che al di là degli ultimi fatti di intolleranza resta pur sempre un gioiello di integrazione per quanto riguarda la comunità omosessuale, non solo partenopea ma campana tutta. In tale corrispondenza e in presenza di turisti desiderosi di vivere tra l’arte varia anche la mondanità dei locali gay napoletani, sorge spontaneo fare delle differenze con le altre città italiane o estere e di tirare le somme dei risultati di tali considerazioni. Cosa offre la nostra città a un turista gay? Quali sono le alternative alle altre città italiane? Quali sono le nostre punte di diamante e quali le nostre pecche?
Può considerarsi valida un primo excursus sui locali. Ultimamente le alternative sono poche. A parte la mala organizzazione di questa o quella alternativa ai Freelovers, resta concreta un’analisi su ciò che viene offerto dalla principale organizzazione ludica glbt di Napoli. Quindici euro, sottolineo quindici, per un ingresso più consumazione nella ridente e forse un po’ arrangiata location dell’arenile di Napoli. La quale location, rispetto agli anni passati ha subito un vistoso ridimensionamento degli spazi e delle scenografie diventando metafora della scontata classificazione della volta celeste, non più divisa tra cielo maschile e femminile, ma che qui viene divisa tra etero e non etero. Quindici euro che, a onor di cronaca va detto, resteranno invariati sia se verranno proposte serate “evento” sia nel caso contrario, la serata non presenti alcuna speciale organizzazione.
Confrontiamolo con le altre città.
A Roma, con una media ponderata tra i sette e i tredici euro, puoi partecipare a serate dal giovedì alla domenica, prevista la consumazione, in locali con una sicuramente più notevole presenza quantitativa e con un’inconfutabile notorietà nazionale (in tre settimane solo il Village ha raggiunto le 50mila presenze). Si vedano locali dal nome come GayVillage (Giovedì sette euro con consumazione e Venerdì e Sabato tredici con consumazione), Alpheus (ingresso sette euro senza consumazione, ma prima consumazione a sette euro non obbligatoria), Alien (ingresso dodici euro con consumazione) e Muccassassina (con i suoi dodici euro con consumazione) o in alternativa – e molte città un’alternativa la offrono – Circolo degli artisti, solo di venerdì con i suoi dieci euro con consumazione; e poi Alibi (dieci euro con consumazione), fino ad arrivare al top della convenienza – ammesso che possa essere quella un’esigenza per un turista o per un autoctono – del free entry al Phag, usanza spesso sovvertita con la sopportabile quota di cinque euro cinque richiesta talvolta.
E che dire di Milano, nota città italiana con alti livelli di inflazione col sempre conseguente carovita.  Cito nomi come: Billy club (diciotto euro con consumazione, ma con serate quasi sempre evento), oppure Kitsch (free entry fino alle 24) dodici euro con consumazione, ridotto universitari 10 euro, almeno ogni tanto c’è chi pensa pure a loro, visto che in molte delle città sopra citate risiede una nutrita comunità di studenti fuori sede. A Torino poi, tutti gli happy hours della domenica con cibo a volontà prevedono quote non superiori ai dieci euro e c’è anche, udite udite, la consumazione alcolica; dove, inoltre, le serate del venerdì sono sempre free entry e il sabato variano tra i dieci e i dodici euro. Parliamo anche di Bologna con l’istituzione del Cassero, dove gli ingressi variano dai cinque ai dieci euro con consumazione, spesso free entry per i tesserati arci e dove solo la serata ufficiale per il Bologna Pride, organizzata malissimo bisogna ribadirlo, ha raggiunto quota quindici euro ormai di norma a Napoli.
Può capitare che questi turisti, un po’ colpiti dalla semplicità dei nostri allestimenti e quindi assaliti da malinconici ricordi di trascorse adolescenziali feste di maturità, taluni invidiando la ormai persa freschezza dei diciassette anni tanto ben rappresentati dalla clientela partenopea, decidano comunque di divertirsi, di spendere soldi in consumazioni e bagordi, ma di vedersi abbassare la musica alle 4 di notte senza nessuna ragionevole motivazione.
Volendo tralasciare gli aspetti veniali della questione per soffermarsi su aspetti sicuramente più aulici della promozione socio-culturale, non certo aiutata da un prezzario tanto speculativo e indecente, si potrebbe porre l’accento sulla funzione sociale e d'integrazione che i locali gay dovrebbero avere, con lo scopo di aggregare, emancipare e far uscire allo scoperto; non si può che, anche involontariamente, sottolineare la totale assenza di politica glbt in Campania. Nessuna propaganda nei locali se non per sponsorizzare questa o quella offerta viaggio presso una o l’altra meta da pride. Non si può non suscitare il ragionevole dubbio che le questioni omosessuali a Napoli siano sentite solo come elemento speculativo o di promozione personale d’interessi e protagonismi, dimostrati da troppe associazioni con le stesse finalità, nessuna concorrenza nelle organizzazioni dei locali, poca chiarezza verso il pubblico subissato da messaggi pubblicitari altisonanti, sempre meno spesso corrispondenti a realtà. Può capitare così di trovarsi in una fallimentare serata al LoveVillage, dove suolo pubblico viene pubblicizzato per locale notturno con dubbie finalità da cruising, e dove ad un certo punto ti vedi arrivare una volante della polizia; dove, inoltre, entri gratis, ma non puoi uscire prima delle due se non pagando e se chiedi spiegazioni o chiarimenti ti senti cacciar via dal locale in malo modo, tranciando di una buona metà, la consistente presenza umana di dieci, dico dieci persone.

Se qui si è parlato solo di difetti e non di pregi, ci conforti che tali difetti e non pregi riguardano solo la capacità organizzativa delle associazioni partenopee; la bellezza della nostra città, in questa sede come in altre, non può e non viene minimamente confutata ed è in grado di ripagare un turista di tutte le emozioni auspicate. Il calore di molti di noi, cittadini residenti e non, diviene quasi un imperativo morale a sostituire dubbie pecche nella gestione dei servizi che se messi in dubbio, trovano risposta nella sempre appellata richiesta di libero arbitrio, espressa con la troppo abusata formula del “se non ti piace, non ci venire”. Noi napoletani che spendiamo soldi e che non ci arrocchiamo in rigide mentalità provinciali, che per lavoro o per diletto ci troviamo a decantare fuori dal napoletano le nostre possibilità, vorremmo finalmente veder valorizzate le nostre bellezze anche da più sensibili e oculate attenzioni organizzative e mondane. Il turista, consolato; a noi, quelli che restano, non rimane che di tornare in quei posti quando si può e di mettere in scena l’essenza dello spirito di un popolo che anche in questa occasione si attesta ogni fine settimana con: “Scurdammece o’passato, simme è Napule paisa’”.


sabato, marzo 15, 2008

Il Richiamo della Foresta

di Curzio Maltese


Sarà la convinzione d'avere il sole della vittoria in tasca. Saranno l'età e i chilometri: alla quinta campagna elettorale il repertorio fatalmente si avvizzisce. Sarà che Berlusconi è sempre stato così, ma insomma il livello di gaffes ciniche e volgari assemblato dal Cavaliere in due settimane di campagna elettorale sembra eccessivo perfino agli amanti del genere.

Persi i grandi alibi del sogno e dell'anticomunismo, a Berlusconi sono rimaste soltanto le barzellette. L'intera sua campagna assomiglia a una barzelletta, del genere greve. L'altra sera al Tg2, a una ragazza precaria che gli poneva un problema serio ("Come si può metter su una famiglia con 600 euro al mese?") il candidato premier del centrodestra ha consigliato di sposare Berlusconi junior o "un tipo del genere", un figlio di miliardario. Di fronte al gelo dello studio, il grande comunicatore ha poi improvvisato una risposta seria delle sue, cioè lievemente meno cialtrona.


Non si era ancora spenta l'eco della candidatura di Ciarrapico, giustificata da Berlusconi più o meno così: d'accordo, è un fascista ma possiede giornali "che servono". Il verbo è da intendersi in senso largo. Il passaggio logico in cui il primo editore d'Italia dava per scontato che i giornalisti siano servi dei loro padroni è sfuggito alla già rinomata categoria. Ma in molti pagheremmo una cifra, come si dice a Milano, per vedere Berlusconi ripetere il concetto ai leader del partito popolare europeo, che ieri hanno chiarito di non essere disposti ad accogliere nostalgici di Mussolini.
Poco prima il Cavaliere, per tener fede ai propositi di fair play elettorale, s'era messo a stracciare in pubblico il programma del Pd. La campagna era cominciata peraltro con una solenne presa per i fondelli dei suoi elettori, intorno alla vicenda della candidatura di Clemente Mastella. Berlusconi aveva ammesso di aver offerto la candidatura a Mastella, ai tempi in cui questi era ancora nel centrosinistra, ma d'aver poi deciso di non onorare la promessa, "perché secondo i sondaggi, ci farebbe perdere dall'otto al dieci per cento". Anche qui è passato inosservato il passaggio logico per cui un quarto degli elettori del Pdl sarebbero tanto imbecilli da non distinguere fra un gesto politico convinto, magari dettato da scrupoli etici, e una trovata opportunistica.

Nella democrazia americana, che Berlusconi cita da una vita a modello, una qualsiasi di queste gaffes, per usare un eufemismo, avrebbe comportato l'immediata fine della carriera politica. In Italia, per fortuna sua ma non nostra, offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori, non è considerato grave. Neppure o soprattutto dagli interessati. E' possibile, anzi probabile, che Berlusconi non abbia perso un solo voto dei suoi, né di donne, né di giornalisti, né fra i molti antipatizzanti dell'ex Guardasigilli. Ci sono ben altri problemi, come ripete il Cavaliere. Per esempio la questione della spazzatura a Napoli, per la quale lui stesso non ha fatto nulla nei sette anni di governo.

Il tratto più sorprendente è come Berlusconi, ormai il più anziano leader in attività d'Italia e fra i più anziani del mondo, in tanti anni non abbia raggiunto un grado minimo di dimestichezza con il linguaggio democratico. Il linguaggio che accomuna in Europa e in Nord America tutti i capi di partito, conservatori o progressisti, con sporadiche eccezioni populiste, fenomeni in genere di breve durata o di limitato consenso.

Il richiamo della foresta in lui è sempre più forte di tutto, perfino in una campagna elettorale nata all'insegna della moderazione e, in teoria almeno, vinta in partenza dal centrodestra. Al cinismo berlusconiano il Paese è mitridatizzato da anni. Non manca chi lo considera, fra seguaci e avversari, con divertimento. Si accettano già scommesse sulle barzellette e le battute che il capo potrà sfornare quando incontrerà da premier il primo presidente donna o il primo presidente nero degli Stati Uniti. Tanto, ci saranno sempre "ben altri problemi". Ma se non si riesce a cambiare nemmeno la forma, figurarsi la sostanza.


(14 marzo 2008)


martedì, maggio 29, 2007

W la Clerocrazia!!!

consiglio...

Ucci Ucci, sento odor di Inquisizione.

Pare che qualcuno ci stia dando degli avvertimenti. Pare che qualcuno ci stia dicendo come pensare, cosa scrivere, cosa guardare, come vivere. Non mi riferisco solo alle invadenze del nostro ospite scomodo. Il Vaticano ha tutti i diritti di dire ciò che pensa, ha tutti i diritti di spacciare per verosimili cose che non si trovano nemmeno nel Libro che è a fondamento di tutto quello che promuovono: ha tutti i diritti di coprire il proprio letame come meglio può, ci sono interessi in ballo... e il Dio Potere ha da sempre tentato la cupidigia del cupolone. Sono tutte cose che ci aspettavamo già. Siamo sempre stati abituati, lo abbiamo letto anche per epoche che ormai non ci appartengono più, che nel nome di sedicenti scritture si praticassero discriminazioni, abusi, sviste, errori di cui troppo poco spesso abbiamo potuto ricevere le scuse. Scuse non come laici, non come minoranze (per chi di noi ne fa parte...), non come non credenti (per quelli che di noi lo sono), ma come umanità in nome delle barbarie di cui la Chiesa troppo spesso si è macchiata. Eppure continuano ad averne la pretesa: continuano a volerci insegnare come vivere, come concepire la nostra famiglia. Loro che di famiglia "naturale", come vogliono propinarcela, non ne avranno mai una; è un pò come se io andassi oggi dal mio salumiere e avessi la pretesa di spiegargli come affettare al top la mortadella. E poi che fine fanno, quelle famiglie sacre in cui ci sono dei figli omosessuali che in quanto figli non si meritano di essere spinti al disprezzo da parte di coloro che dovrebbero promulgare l'amore. E' naturale questo? Abbiamo visto benedire dal nostro benedetto Papa Bolle contro l'approvazione dei DICO, abbiamo visto isterismi di ogni sorta per un Pride, vedendoci interdetti itinerari e percorsi come se la città eterna fosse ancora un loro feudo; come se fossero ancora gli anni in cui si riteneva per vera quella famosa donazione di Costantino, guarda caso altra loro bufala. Abbiamo visto uomini bruciare sul rogo per smentire le loro panzane, e oggi c'è ancora chi ci crede. Chi scende in piazza a sostenerli. Chi si crede ancora dalla parte del giusto sacro contro il maligno profano.  Tutto in certi momenti ha assunto le caratteristiche di una guerra tra "froci". Perchè per molti versi è questo che è: UNA GUERRA TRA DUE MODI DIVERSI D'ESSERE FROCI - a loro la possibilità di reprimersi chiudendosi tra le quattro sorde e cieche mura dei seminari, reprimendo fino allo stremo i proprio ormoni per poi sfogarli, magari, sul primo malcapitato minorenne in sacrestia; a noi la possibilità di viverci, come "Buddha" ci pare, l'unica e sacra vita che NOSTRO signore ci ha dato. Ma qua si va oltre, io stesso mi sono soffermato troppo solo su un'angolatura della questione. Qua si censura la possibilità di pensare e di essere, non solo ai "froci" - vabbè, noi ci siamo abituati. Ci siamo fatti le ossa in una società come la nostra che finge di volerci solo se sottomessi alla loro benevola approvazione: solo se indottrinati in umorali luoghi comuni. Ma non è questo il punto. Non siamo più solo froci contro froci, non siamo più family defender contro dragqueen... qui è lotta sociale ora, perchè esistono i laici ed esistono quelli che seppure credenti non accettano più le ingerenze clericali, Quelli che non sono più solo dei sensibili giocattolini con cui condividere una giornata di shopping. Qui si tratta di persone: quelli che credono in Cristo, quelli che non ci credono, e quelli che se ne fregano ,e consapevolmente, di ciò che pensa un sajo.


lunedì, maggio 14, 2007

preti

Alibi bendetto per i pedofili

 

Documentario choc della Bbc: Ratzinger rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. Ma in Italia non lo trasmette nessuno. Ecco il video...

http://www.gay.it/newsletter/click.php?url=http://liberoblog.libero.it/cronaca/bl6939.phtml

 

sabato, aprile 28, 2007

Barzelletta che cammina...

barzelletta-che-cammina

Mi sono fatto da solo,
sulle ricotte lavoro ...
Mi sono alzato dal suolo ...

Mi son comprato un paese
di gente che fa le spese,
sognando villazze e pensioni da re ...

Ed ora che sono il padrone
di questa nazione
comando il vapor,
ho sistemato i miei conti
c'è un branco di TONTI
che mi crede ancor, se dico che:

MI SONO FATTO DA SOLO!!!