Tu dici: Che la mia voglia di te è inopportuna.
Io tingo la mia faccia di rosso vergogna, per essere stato tanto banale. Ma poi ci penso. Perchè deve essere inopportuna la voglia di qualcuno.
Mi hai fatto capire in tutti i modi che io sono quel maglione che stai per comprare ma che già sai ti stancherà presto. Me l'ero messa da parte, volevo stare con te per il semplice gusto di scambiare una birra. Vederti muovere, in quel modo che tanto mi piace. Starti vicino. Ogni tanto. Mi bastava questo, ma la tua irresistibile abilità nel contraddirmi mi ha ancora una volta obbligato a cestinare idee a cui stavo cercando d'abituarmi. A cosa è servito spostare più in là il nostro "rapporto". Perchè hai voluto farlo?
A cosa è servito vestirti di quella propositività che nel nostro primo incontro non hai avuto. A cosa servono tante parole, tanti pensieri, il sorseggiare del buon vino in un localino carino, il condividere esperienze e lo scambiarsi consigli... il trovarsi a ridere, lo sfiorarsi, e lo star bene insieme, se poi tutta la tua voglia di me si riduce a una sveltina in auto lungo un viottolo buio? Era bello si sentirti, toccarti e osservarti mentre ti tocci. Ho ancora ben stampati dentro alla mia mentre quelle immagini; tu nemmeno te le ricordi. Ma a cosa serve? Credi davvero che tutte quelle parole per me erano solo un preambolo allo svuotarmi i coglioni? Credi davvero che a me di te possa mai interessare solo quello? Mi interessa e moltissimo, ma non potrà mai corrispondere al mio volermi sentir scelto... da te, da tutti.
E poi come fanno ad essere dentro la stessa persona tutta quella voglia di possedermi in un preciso momento e tutta quella disarmante indifferenza dell'ultima sera quando mi sono ancora una volta proteso verso di te e ho ricevuto solo un pallido assenso? Ancora una volta ho svenduto la mia dignità alla voglia che ho di te. Me ne rallegro quasi, almeno so' di non lasciare nulla all'incertezza.
Tornano tutte le mie ansie... tornano tutte le mie paure... tornano tutte le mie tristezze...
Eppure eri così bello!!!
Ritorno a casa in auto, guardo il mondo intorno nella notte ed è tutto così piatto. Mi domando cosa di tutta una vita sognata è stato fatto, e mi trovo a riflettere su quanto poco d'impegno mi ci sono messo. Credenze. Sì, mere credenze sono state le mie passioni, ed è come se un guru ipocrita e distaccato dal contesto mi avesse inculcato cose che non servono a nessuno. Sposto la testa di lato, come a contemplare un quadro astratto che non capisco. Io non capisco più niente, o forse lo capisco troppo bene. Mi sento quasi vecchio, quasi senza più speranze, quasi senza forze e quasi senza possibilità di rimetere le cose a posto. Troppo tempo è stato sprecato dietro stupide chimere: l'amore, l'amicizia, la passione, i sentimentinti, la compagnia, la fratellanza. Cose a cui nemmeno io ho creduto veramente, applicate in maniera così infantile. Un infante, questo sono ... questo sono stato. Scavo dentro me stesso, come al solito a spasso nell'anima, ma non trovo niente. Soddisfazioni a zero. Provo dei sentimenti così osceni verso coloro a cui ufficialmente dovrei voler bene, e gliene voglio, ma a tratti quelle oscenità ci sono. Il mio demone mi assale nei momenti meno opportuni e qualcuno mi dirà che mi sto assentando. Assentandomi da me stesso, dalle priorità valide, mi ritrovo ora a contemplare il piattume della mia città seppellita dall'immondizia e rifletto su quanto quei cumuli assomiglino alle cose non fatte, alle cose non realizate e non finite. Cumuli che hanno qualcosa di artistico nel loro ripetersi, come se un artista pazzo avesse spresso il suo estro accumulandolo agli angoli delle strade, e io a contemplarle, con una strana sensazione nel corpo. Pare che tutto a volte corrisponda al mio essere, anzi che a volte succedano cose proprio come io non le vorrei, tanto perchè il mio essere così tanto poco soddisfatto debba trovare il modo di ferirmi; e ci riesce! Ferisco continuamente me stesso, perchè desidero essere prima, ma in realtà sono quasi sempre ultimo.

Visto che nessuno lo fa, visto che nessun media ne parla, visto che solo il Family Day con i suoi cori da parrocchia ha diritto di essere "spinto" da milioni di volantini, autobus gratis, attori da Telenovelas, Grandi e piccoli Fratellini, alte prelature e Ministri della Repubblica,bolle e benedizioni, giostre, pagliacci, genitoriali associazioni, circo e controcirco, allora lo faccio io e invito tutti a rigirare la notizia che il PRIDE NAZIONALE, nonchè ROMA PRIDE 2007 si terrà questo sabato (16 giugno). Il Pride partirà da Piazza San Paolo (Piramide) intorno alle 15:30, per finire a Piazza San Giovanni, luogo tipico per le grandi manifestazioni legate ai temi del diritto.
Il motto è: PARITA', DIGNITA', LAICITA' !!!
Parole che hanno un significato nitido per tutti quei cittadini e cittadine che sentono ormai stonato il ritardo accumulato dal nostro Paese in riferimento alle politiche sociali per le pari opportunità.
Ho più volte espresso il concetto che ormai tutto non possa più dipendere dalla paternalistica benevolenza: il concetto di Parità è al di sopra di questa o di quella corrente di pensiero, un diritto acquisito e condiviso è irrevocabile volenti o nolenti. "Condividere" non vuol dire solo "Approvare", condividere è rendersi partecipi, appoggiare una lotta morale che ormai si è fatta necessaria. Molti all'idea del Pride storcono il naso. Pensando a una carnevalata, ma io penso che non ci possiamo lamentare se del Pride le Tv traspettono solo immagini di "Trans Brasiliane in tanga" se poi non ci va nessuno che generalmente vive in "Jeans e Maglietta". Il Pride deve essere una festa fatta soprattutto da gente comune. Questo sarà "Un Pride dalla forte carica politica e rivendicativa in un momento che sentiamo centrale nel confronto democratico del nostro Paese e che speriamo richiami a manifestare tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore la libertà di pensiero, l’uguaglianza per tutti, la giustizia e la laicità delle istituzioni. Dati che sembravano acquisiti ma sembrano oggi rimessi in discussione." dice Giovanna Praitano sul comunicato ufficiale del sito promotore del Pride 2007 ( www.romapride.it ).
Prima di lasciarvi vi invito a riflettere su alcuni punti:
1) Perchè, seppure al Pride 2007 ci sarà una maggiore componente di Ministri e Istituzioni rispetto al Family Day la divulgazione delle notizie - e potete vederlo da soli - è di misura enormemente ridotta?
2) Perchè la RAI, nonchè servizio pubblico, da in diretta il Family Day e invece la stessa diretta al Pride è stata negata? L'evento mediatico è maggiore che allora, la componente politica più cospicua, eppure la rilevanza risulta minima per l'informazione del servizio pubblico;
3) Coma mai molti pensano che il Pride sia una carnevalata? Ma solo io e pochi altri provaiamo insofferenza per le manifestazioni di pubblica ingerenza di chiesta e cattolici, e di ignoranza di alcuni esponenti politici? Quelle si che son cose che fanno ridere!!!!
Vi lascio con il ritornello dell'Inno Ufficiale del Pride 2007 di Roma, tratto da "Gino e l'alfetta" singolo di Daniele Silvestri... il testo non ha bisogno di ulteriori spiegazioni:
Ehi ehi
sono gay sono gay
non sono gay, no non sono gay
sono gay sono come vuoi
oggi sono lui
ma che vuoi, sono gay fatti miei
che disturbo ne hai
quale enorme disagio ne trai
sono gay sono gay
si sono gay



COINCIDENZE ...
(contento? :-P)
Una mia amica mi ha mandato questa mail...
È nella mia convinzione idealista, forse ingenua di studente di filosofia pensare che le parole, i libri, le idee possano cambiare il mondo, cambiare la vita delle persone, sovvertire gli ordini.
Il pensiero come azione!!
I libri rompono muri, le parole fanno cadere governi, le idee distruggono tradizioni millenarie.
È ingenuità pensare questo?
Certo, se il pensiero, il verbo e le idee non potessero nulla, se fossero così insignificanti perché perseguirli?
Perché far bere la cicuta a Socrate, imprigionare Campanella o bruciare Giordano Bruno?
La verità è che l'ordine costituito, la chiesa, lo stato, la società lo sanno! Sanno come i pensieri possano essere criminali pericolosi e come vadano direzionati censurati comprati se è necessario.
Questo brano di “Camere Separate” scritto da Tondelli che negli anni ottanta non immaginava di poter essere attuale nel 2007, mi ha fatto aprire gli occhi dopo una lunga cecità, mi ha svegliato dopo un lungo sonno.
Ho capito che significa legittimare un amore, dare un valore giuridico sociale ad una coppia. Questo è alla base di un paese civile, non progressista o laico, ma soltanto civile nella maniera più elementare.
E sempre nella mia condizione idealista e ingenua, credo che basti un brano di un libro per far cambiare le cose. Ma la storia, le rivoluzioni sociali hanno un altro tempo e ancora molto inchiostro molte parole e molti pensieri servono prima di poter muovere la macchina delle rivoluzioni sociali.
Due uomini si amano uno dei due sta morendo.
<<...Leo non si sarebbe mai aspettato di trovarlo così sfiancato. Dimagrito in modo osceno, quasi mummificato.
Il volto scavato, tirato sugli zigomi.......Del Thomas che ha conosciuto restano solo gli occhi, se possibile ancora più grandi più larghi, più neri. Sono due buchi neri spalancati sul volto e che sembrano ossessivamente ripetere una sola cosa: ”Non posso credere che stai succedendo proprio a me “......
<< Ho avuto paura di morire >> sussurra Thomas guardando fisso davanti a se...
<<Tu stai bene vero?>>…..Leo è imbarazzato per la propria integrità fisica. Vorrebbe dire, no, non sto per niente bene amore, ma capisce che deve essere coraggioso.......
Allora sente il bisogno di toccarlo in modo diverso. Gli scopre le gambe le accarezza lentamente...
Il padre rientra.
Leo capisce che deve andarsene. Thomas è restituito, nel momento finale, alla famiglia, alle stesse persone che l'hanno fatto nascere e che ora, con il cuore devastato dalla sofferenza, stanno cercando di aiutarlo a morire. Non c'è posto per lui in questa ricomposizione parentale.
Lui non ha sposato Thomas, non ha avuto figli con lui, nessuno dei due porta per l'anagrafe il nome dell'altro e non c'è un solo registro canonico sulla faccia della terra su cui siano vergate le firme dei testimoni della loro unione.
Eppure per oltre sei anni si sono amati con passione, hanno vissuto insieme...Hanno scritto insieme,hanno suonato, hanno ballato. Si sono azzuffati, si sono strapazzati, anche odiati. Si sono amati. Ma è come se improvvisamente, accanto a quel letto di agonia, Leo si rendesse conto di aver vissuto non una grande storia d'amore , ma una piccola avventura di collegio. Come se gli dicessero vi siete divertiti e questuo va bene. Ma qui stiamo combattendo per la vita. Qui la vita è in gioco. E noi un padre, una madre, un figlio siamo le figure reali della vita.
Leo sente allora l'incertezza della propria vita abissalmente separata dai grandi accadimenti del vivere e del morire. Come se avesse sempre vissuto in una zona separata della società.
Come se il suo star male al mondo, o il suo essere felice, il suo vagabondare, tutto si fosse svolto su un palcoscenico. Ora finiva la rappresentazione.
I padri e le madri, la chiesa, lo stato, gli uffici d’anagrafe ristabilivano il loro possesso. Riordinavano, seppellivano, consegnavano tutto alla polvere azzerante degli archivi. Tutto meno l’insignificante dolore di un ragazzo estraneo.
Leo strinse la mano al padre di Thomas. Se Thomas avesse raggiunto cinquant’anni sarebbe diventato così…..Ma Thomas sta morendo. A venticinque anni. E lui, Leo, Che ha solo quattro anni più di lui, si ritrova vedovo di un compagno che è come se non avesse mai avuto; e, a proposito del quale, non esiste nemmeno una parola, in nessun vocabolario umano, che possa definire chi per lui è stato non un marito, non una moglie, non un amante, non solamente un compagno ma la parte essenziale di un nuovo e comune destino.>>
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A fa ‘e struffoli è nu sfizio.
Cumminciamm dall’inizio:
faje na pasta sopraffina,
e po’ tagliala a palline,
cu na bona nfarinata.
Dopp’a frje. Già t’e stancate?
Chest è a pa
Mò ce vo’: miele abbondante
e na granda cucuzzata
(a cocozza nzuccherata).
N’è fernuto ancora, aspiette!
S’anna mettere ‘e cunfiette:
aggrazziate, piccerille,
culurate: ‘e diavulille…
Ma qua nfierno, è Paraviso!
Iamme, falle nu’ surriso!
Comme dice? “Mamma mia,
stanne troppi ccalurie
so’ pesante, fanno male?”
Si va buò,ma è Natale!
Una gita cominciata sotto il segno della disorganizzazione, come troppo spesso succede tra i miei amici. Sicuramente atipica, quando ti prepari a visitare un posto a sera inoltrata, ma quando ormai ci avevo fatto l'abitudine a non poter vivere una vita attiva con la luce del sole arriva la sorpresa.
Scrivo con due giorni di ritardo il resoconto di una gita con amici, ma Sant Agata de Goti merita troppo per essere snobbata così. Ho poca ispirazione e quella meravigliosa rocca che sembra uscita da un altro mondo meriterebbe molta più poesia per essere descritta, ma cheredetemi bisogna vederla per apprezzarla a pieno.
Le emozioni cominciano già pochi chilometri pirma di arrivare, vedendosi andar contro un mastodontico acquedotto romano immerso nelle tenebre della notte e illuminato da inconsistenti cerulee luci, perfettamente conservato e talmente imponente da mozzarti il fiato. Tre file di arcate sovrapposte, circa trenta metri d'altezza. eisle e allo stesso tempo saldissimo, che non si capisce come fa a stare in piedi... Emozionante passarci attraverso, si ha la sensazione di saltare in un'altra dimensione o di essere un condottiero in trionfo alle porte della propria città epicamente conquistata. La mia auto il mio destriero.
Appena vi sarete ripresi da questa entusiasmante tappa comincerete a salire per delle dolci valli e a percorrere tortuose strade di campagna fino a trovarvi a destinazione; un viale alberato che fa da preludio a un ponticello, unico accesso alla cittadina. Ti guardi intorno e osservi il più stupefacente orrido che abbiate mai visto. Casupole di pietra che sormontano i vari livelli di una storia secolare, e ti accorgi di essere veramente arrivato in un altro mondo.
Una cittadina tranqullissima, pochissime persone per strada e antri caratteristici in cui non puoi far altro che pensare a quante persone sono passate di li, hanno fantasticato, sognato, vissuto, riso, pianto. Si sono baciati, scontrati, picchiati e magari trafitti da una valorosa spspada trecentesca.
Un simpatico quanto economico ristorantino in piazza del duomo, "Antro di Alarico", ci attendeva; andateci e con poca spesa e ottima cucina mi ringrazierete e contornerete il piacere del gusto a quello della vista. Soddisfatto il palato non resta che godersi la notte in solitudine per quelle stradine. Dico in solitudine anche se non lo ero, quattro amici, ma la loro presenza non interferiva col senso che si provava a girare per quei luoghi: non una luce attraverso le finestre, al punto che vi viene da domandarvi che ore sono e vi che non è poi tanto tardi da giustificare tutta quella pace. Sembra quasi che un incantesimo fatto dalla strega del paese ormai stufa dei soprusi ricevuti da bambini dispettosi, abbia fatto in modo di far cadere tutti i paesani in un sonno senza fine.
E non ti senti in imbarazzo, non è disarmante tutto quel silenzio, senti tue quelle stradine solitarie e senti tuoi tutti i tuoi pensieri, improvvisamente calmi e lontanissimi dallo stresso che t'attende il giorno dopo e ti ha lasciasciato da pochissime ore. Giri e rigiri e ad ogni passaggio scorgi cose che prima non avevi osservato e ti meravigli di quante cose possano essere contenute in uno spazio così piccolo. Sopreso scorgi un braciere che ancora arde in una piazzetta-porticato, traccia di una piccola celebrazione cittadina, che per il ritardo accumulato non sei riuscito a vedere.
Pensavo che mi sarei pentito di fare tanta strada e come al solito godermi soltanto lo svago notturno, troppo pigro per divertirmi pensando alla strada del ritorno; e invece credo che quelle sensazioni notturne non le avrei mai potute provarle in un assolato pomeriggio, anche se sarebbe stato comunque tutto stupendo. Sono grato alla mia scelta d'essere voluto andare, nonostante i presupposti non erano proprio tutti a favore... sono grato a quell'amico che ha saputo insistere tanto. Grazie.